domenica 4 settembre 2016

"IL CUSTODE" il mio primo romanzo !!!

Salve amici voglio rendervi partecipi del mio ultimo lavoro (ancora in corso d'opera). Qualche tempo addietro ho deciso di cimentarmi a scrivere il mio primo romanzo autobiografico. L'ho voluto ambientare in uno scenario fantascientifico, perché mi sembra molto più realistico delle storielle che la scienza ufficiale ci propina di continuo. La storia è quella di un giovane che a seguito di una serie di circostanze sarà istruito e guidato da un gruppo di creature non terrestri a divenire il custode di segreti millenari.
Quello che segue è la prima stesura del primo capitolo.


CAPITOLO PRIMO


Lungi da l’anima
nostra il dolore, veste cinerea.
È un misero schiavo colui
che del dolore fa la sua veste.

Gabriele D’Annunzio,
Canto dell’ospite, dal Canto novo.

A
lfredo, quella mattina era uscito da casa più arrabbiato del solito, perché ancora una volta aveva litigato con il padre che, da quando aveva perso la moglie, ingurgitava litri d’alcol a ogni ora del giorno e della notte. Era l’ennesima lite che Alfredo affrontava quotidianamente con il padre nel vano tentativo di allontanarlo da quell’ossessione, che lo perseguitava ormai da diversi anni, ma era con le fobie allucinatorie di Sebastiano che Alfredo doveva confrontarsi ogni giorno. Era l’angosciante situazione che si era venuta a creare con la morte di Regina, mamma di Alfredo, per la quale Sebastiano, suo padre, non riusciva più a darsi pace, affogando il proprio dolore nell’alcol.
Tutto ebbe inizio a Tumilia diversi anni fa in quel piccolo paesino arroccato su una collina vulcanica, che secondo gli storici, risaliva addirittura al periodo del tardo pleistocene e, da quando poi, un decennio addietro, durante alcuni scavi nella parte antica del paese, per la ristrutturazione di una vecchia abitazione, alcuni operai riportarono alla luce dei resti fossili, il piccolo centro divenne l’ombelico del mondo. Archeologi, antropologi, geologi, studiosi, fotografi, cameraman televisivi, giornalisti sia nazionali sia stranieri accorsero a frotte, per filmare, fotografare, sviluppare ipotesi scientifiche, parascientifiche e persino assurde. Comunque sia da quel giorno il piccolo centro di Tumilia fu innalzato agli albori delle cronache e annoverato come uno dei siti archeologici di epoca preistorica più importanti del pianeta. La scoperta scosse notevolmente la quiete e le abitudini della piccola comunità. Occorsero settimane per riportare il paese alla normalità, anche se di tanto in tanto dei gruppi di studiosi e ricercatori agitavano un po’ le acque con domande, a volte persino fastidiose. Ciò non di meno la scoperta aveva rinvigorito l’economia del paese, o almeno di quelle piccole trattorie secolari, dove il più delle volte erano i luoghi di svago serali della maggior parte degli abitanti del borgo. L’unico amareggiato e scontento di questa nuova scoperta scientifica fu il proprietario della casa, che dal momento della scoperta si vide, per ovvie ragioni, espropriare quel piccolo lotto di terra sul quale aveva riposto le speranze future di tutta la sua famiglia.
Ovviamente l’amministrazione comunale si attivò per conferirgli un altro lotto di terreno un po’ più grande ma, decisamente, in una zona disagevole e parecchio distante dall’unica piazza principale del paese. Al contadino non rimase altro da fare che accettare a una condizione: che il comune si facesse carico anche delle spese per la costruzione della nuova abitazione. L’importanza della scoperta fu così eclatante, tanto che agli storici fu richiesto di riscrivere alcune pagine sull’evoluzione preistorica della zona, che accettarono di realizzare la nuova abitazione a spese dei contribuenti comunali. 
La storia di Tumilia, raccontata negli antichi scritti, narra che quel territorio era stato sempre abitato dall’uomo, fin dalla sua comparsa sulla terra, milioni di anni fa. Posto su un promontorio collinare, la cui sommità formava un piccolo altopiano pianeggiante di forma semicircolare che si affacciava su una lussureggiante valle, manifestava la sua troneggiante fierezza. Dalla sua vetta poi, si riusciva a scorgere persino la lontana costa bagnata da un mare spumoso, le cui onde infrangendosi sulle frastagliate rocce, volteggiando cantavano il loro inno alla vita.
Su quest’ampia radura collinare, che dominava l’estesa pianura sottostante, una grande roccia basaltica, emergeva dal ventre della Grande Madre che, con i suoi picchi acuminati, padroneggiava l’intero versante orientale della valle. Quella sua forma agugliata era una vera opera d’arte, scolpita dall’estro di Madre natura e posta in quel luogo come simbolo di bellezza, possanza e dominio. I molti viaggiatori che per quella valle fiorita e carica di profumi sono passati, la cui umana memoria ricordi, i loro sguardi non distoglievano da quel promontorio. Ammagliati da così tanta maestosità ed eleganza e in cuor loro pensavano che a scolpire quel luogo fosse stata la possente mano di Dio. Da quella cattedrale di muta roccia, magicamente, fuoriusciva un copioso rivolo d’acqua, che fu fonte di vita da quando l’uomo comparve in quell’eden di rigogliosa natura. La più pura e limpida acqua che, l’uomo, abbia mai visto o bevuto e in molti, ancora oggi, credono che quell’acqua abbia dei poteri curativi e persino miracolosi. Gli anziani osavano dire e forse era anche vero, che quel luogo, da sempre, era un posto con poteri straordinari e, per le stranezze della natura a rafforzare quest’idea, nei cuori dei suoi abitanti, c’era la convinzione secondo la quale la longevità della cittadinanza era dovuta a quell’acqua miracolosa.
Forse qualcosa di miracoloso c’era veramente in quel pianoro, la cui idea scaturisce da una riflessione sugli aspetti fisici, geologici ed elettromagnetici presenti in quest’area. Infatti, se poniamo in connessione tutti questi fattori scientifici, come la stretta vicinanza alla caldera vulcanica dimora degli dèi pagani e le forze energetiche, che attraversando tutto il pianeta, orizzontalmente e trasversalmente, notiamo che intersecano centinaia se non addirittura migliaia di volte tra loro, creando dei punti nodali di grande forza e lucentezza. Se poi le facciamo interagire con gli aspetti fenomenici della Natura insieme con quelli metafisici, il risultato e ciò che da questo luogo scaturisce. É un flusso d’energia che si pone in relazione con il tutto, con le energie fluttuanti dell’universo, con ogni particella creatrice della materia, perché in esso vive e muore la vita in tutte le sue forme, in una spirale eterna.   
Gli uomini superavano i cent’anni di età senza sentirne il peso, mentre le donne si mantengono belle fino a tarda età. Visto da lontano il piccolo borgo offre un panorama mozzafiato, di sera poi, le luci fioche delle abitazioni sembrano piccole stelle che s’innalzano al cielo.
La famiglia di Alfredo ha sempre vissuto in questo luogo dal fascino misterioso e arcano. Si narra che il suo casato discende dai padri fondatori del piccolo borgo e che da una generazione all’altra, hanno contribuito allo sviluppo e alla crescita del paese. La famiglia di Alfredo e fin dove giunge la memoria degli antichi annali, era considerata la pietra miliare, la guida della comunità e cosi via, dimostrando sempre un’umiltà e un senso di fratellanza nei confronti della comunità, che al sol raccontarlo non ci si crede.


 
ATTENZIONE le foto non sono quelle che appariranno nel libro

      Il nonno di Alfredo, raccontano gli anziani del borgo, durante la seconda guerra mondiale, impedì, con un banalissimo stratagemma, che quel gruppo di tedeschi giunti in paese durante l’occupazione nazista, sterminassero la popolazione locale. Invero, quando in paese si diffuse la notizia che una piccola forza d’attacco nazista stava avanzando per occupare la borgata di Tumilia, il nonno di Alfredo predisposte un piano azzardato, che avrebbe salvato sia gli abitanti del paese, sia le loro abitazioni e, soprattutto i loro averi. Infatti, quando il contingente nazista fu in prossimità del paese, l’ufficiale in comando predispose i suoi uomini per fronteggiare l’eventuale resistenza degli abitanti di quel piccolo e sperduto borgo di campagna, ma quando videro che l’intera popolazione gli andò incontro, sventolando bandiere e urlando slogan germanici furono disorientati. Ben presto si ritrovarono a socializzare gli uni con gli altri. Gli dissero che quella comunità era di origini nordiche e, per tal motivo si consideravano degli esuli in una terra straniera. L’intero battaglione nazista restò attonito di fronte alla storia che gli anziani del borgo raccontarono. Furono così bravi che non occorse molto tempo per convincere quella forza d’occupazione.I pochi che hanno avuto la fortuna di ascoltare o di essere stati così fortunati da poter leggere la storia del loro casato, ne sono rimasti affascinati; sembrava che la famiglia di Alfredo si fosse materializzata da un libro di favole. Ma la realtà era ben diversa, perché nei loro cuori e nelle loro menti custodiscono uno dei segreti più reconditi della storia umana. Non avevano capacità sovraumane o chi sa cos’altro, ma erano capaci di trovare sempre una soluzione per salvare o scampare a ogni evento che nel corso della storia del piccolo borgo, aveva messo in serio pericolo la sopravvivenza dei suoi abitanti, come se una forza invisibile guidasse il loro intelletto. 
Ci fu un giorno che uno degli ufficiali, durante un banchetto offerto dagli anziani del borgo e dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo, di quel saporito nettare, che soltanto le vigne della zona riuscivano a produrre, affermò: “Questo luogo è strano, a volte, ho la sensazione di essere avviluppato e racchiuso in una bolla incantata … se qualcuno me lo descrivesse, penserei che mi stesse raccontando una di quelle fiabe dove maghi e fate hanno il compito di proteggerne i luoghi!”.
Forse, quell’ufficiale nazista non era poi, tanto lontano da una verità arcana, magari non erano maghi e fate a proteggere il borgo e i suoi abitanti, ma altre forze ben più poderose e occulte.
 Quei soldati tedeschi rimasero a lungo nel paesello e, per tutto il tempo della loro permanenza furono trattati come fratelli e non fu gli dato nessun motivo per dubitare di questo loro comportamento, anche se a ogni loro passo o capannello c’era sempre qualcuno del paese che spiava le loro mosse.
Le informazioni viaggiavano più veloci del vento, mentre il nonno di Alfredo con il resto degli anziani disponeva, di volta in volta, il da farsi, questo fino a quando le sorti della guerra non volsero in favore degli alleati. Tuttavia, quando al comandante della guarnigione nazista gli fu ordinato di abbandonare la zona e retrocedere nelle retrovie, gli abitanti continuarono la loro commedia e come alcuni anni prima gli andarono incontro ricevendoli festosamente, ora li accompagnavano fin all’uscita del paese, salutandoli per l’ultima volta. Soltanto, quando furono ben lontani i tumilesi, si lasciarono andare in festose grida di gioia e per tre lunghi giorni festeggiarono la loro salvezza.


 
ATTENZIONE le foto non sono quelle che appariranno nel libro




 Un altro eroico episodio scritto negli annali del paese, vide protagonista il trisavolo di Alfredo, il quale fece credere a un ufficiale di Napoleone che l’acqua avesse delle proprietà miracolose e chi ne avesse bevuto, avrebbe ricevuto grandi doni e più acqua avrebbe bevuto più doni avrebbe ricevuto. Si narra che Napoleone ordinò di far riempire migliaia di barili con l’acqua di quella fonte e, per gratitudine, lasciò persino un forziere pieno d’oro che gli abitanti del borgo, in seguito utilizzarono per rafforzare e consolidare il borgo, quando le truppe francesi lasciarono la zona.
Infine un altro antenato di Alfredo, insieme con altri quattro suoi valorosi amici appartenenti al suo stesso clan, nei primi anni del secondo millennio, fu costretto a ingaggiare una furente battaglia contro un enorme drago, che in quel luogo aveva deciso di costruirsi il suo nido. E dopo aver preso il suo cuore e la sua anima, seppellirono ciò che restava di quella creatura infera sotto l’antico e unico ingresso della pianura. Fu seppellito in quel luogo, racconta la leggenda, affinché la sua anima immortale, ormai domata, proteggesse il villaggio dalle forze del male. E sembra che da quel giorno a oggi, il piccolo centro di Tumilia, sia riuscito a mantenere integro il suo corso evolutivo, anche se qualche scossone nella sua lunga storia ha fatto vacillare l’integrità morale ed economica del paese.
Ovviamente non sono mancate le difficoltà, ma tutte si sono risolte come se avessero avuto uno sviluppo inatteso quasi magico, dovuto forse, all’onnipresenza dell’anima di quella creatura leggendaria........



Copyright Angelo Virgillito

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domenica 12 giugno 2016

SULLE TRACCE DELLE POPOLAZIONI DEL V MILLENNIO A.C. NEI TERRITORI DEL VERSANTE CENTRO-ORIENTALE DEL MEDITERRANEO

L'Associazione culturale No Profit "La Rosa dei Venti Etnei" ha stilato un fantastico progetto storico, denominato "AURORA PROJECT" il quale vuole indagare sull'improvvisa migrazione delle comunità siciliane avvenuta nel V millennio a.C. e quale potrebbero essere le possibili destinazioni migratorie nei millenni successivi dopo aver lasciato l'isola maltese. Un ricerca complessa che vuole comparare gli antichi usi, costumi e credenze popolari e religiose delle popolazioni rivierasche del versante nord-orientale del Mediterraneo (Malta, Grecia, Albania, Montenegro, Serbia, Croazia e Slovenia).



Il progetto nasce dall’idea secondo la quale nel V millennio a.C. centinaia o forse, migliaia di famiglie del versante orientale della Sicilia, improvvisamente e senza un motivo apparente, abbandonarono l’isola siciliana, intraprendendo un viaggio per mare, dirigendosi in direzione del sorgere del sole.La flotta giunta sulle coste maltesi, stranamente, decise di fermarsi sull’isola. 
Ipotesi storica, tra l’altro, confermata sia da studi recenti, secondo i quali le strutture megalitiche presenti sul suolo maltese, furono realizzate da manodopera siciliana con l’aiuto di giganti, sia dagli studi compiuti dall’archeologo italiano L. Bernabò  Brea, il quale notò un rallentamento delle industrie post-musteriane tra le popolazioni della Sicilia, dopo aver comparato diversi siti archeologici del bacino del Mediterraneo, tutti risalenti allo stesso periodo.

Angelo Virgillito, appassionato ricercatore della storia del passato, nel tentativo di colmare tali vuoti storici, si è posto alcune domande, le cui risposte, fino ad oggi, non hanno fornito dati utili da ascrivere alla storia del passato preistorico siciliano: 
Perché molte comunità siciliane abbandonarono l’isola repentinamente?
La causa fu la tremenda eruzione del vulcano etneo, avvenuta nel V millennio a.C., come è stato recentemente confermato dagli studi condotti dai vulcanologi e geofisici catanesi, o gli fu imposto da qualche “divinità” che a l’epoca imperava tra i templi dell’isola? 
Se tali gruppi familiari stessero fuggendo dall’eruzione perché intrapresero un viaggio pieno d’incognite per mare, quando era sufficiente dirigersi nei territori occidentali dell’isola, o nella parte più meridionale scampando il pericolo?
Perché decisero di fermarsi sulla piccola isola maltese, tra l’altro, secondo fonti storiche, già occupata da piccole comunità di nativi? 
Perché la storia dopo questo episodio non menziona più queste comunità siciliane? 
Che fine fecero gli esuli siciliani?
Ritornarono in patria, o intrapresero una nuova migrazione e se sì, quale destinazione territoriale scelsero?
E se ritornarono in patria, quando avvenne?
Se erano dei provetti costruttori, così come è emerso da studi condotti sui siti megalitici maltesi, che fine hanno fatto le costruzioni siciliane?
Chi insegnò loro l’architettura megalitica e gli orientamenti astronomici?
E perché i Sicani, decretarono la loro discendenza siciliana?
Chi era in realtà, questo antico popolo, che nel periodo compreso tra il III e il I millennio a.C., vivevano in Sicilia, il quale si considerava la progenie di quelle comunità native dell’isola siciliana?
Quali furono  le influenze religiose che interferirono sugli aspetti sociologici, culturali e industriali su queste comunità siceliote, la cui comparazione con le altre comunità presenti in Europa, dello stesso periodo, li identifica come un'unica etnia?
Secondo alcuni storici greci, come Tucidide e Filisto, i Sicani furono un popolo che giunse per primo in Sicilia, proveniente dalla vicina Iberia Transcaucasica. Altri storici invece sostengono che la loro trasmigrazione sarebbe avvenuta dalle vicine coste africane. La presenza e la loro vera origine etnica però, si perde nel tempo, perché quando s’insediarono sull’isola essi si spogliarono di ogni tradizione sociale e religiosa che li potesse identificare come probabili conquistatori, per indossare modelli comportamentali più legalitari. Gli studiosi a tutt’oggi, non sono stati in grado di spiegare le motivazioni che indussero i Sicani a considerarsi i figli naturali dell’isola siciliana.

Alla luce di quanto detto sopra è plausibile ipotizzare che le prime comunità migratorie che giunsero in Sicilia nel II millennio a.C. erano la progenie di quella comunità che III millenni prima decise di abbandonare l’isola, improvvisamente per dirigersi in direzione del sorgere del sole?

Difatti, come scrissi nel mio libro “Il tempio perduto degli Anunnaki”, edito dal Cerchio della Luna, Verona, a pag. 167, si legge:


[…] Un’altra singolarità, ad esempio, emerge quando gli studiosi hanno elaborato l’ipotesi di una migrazione repentina del popolo siciliano, avvenuta intorno al 5mila a.C., periodo in cui la totalità della popolazione isolana abbandonò la Sicilia. Sarebbero fuggiti a bordo d’imbarcazioni puntando in direzione del levar del Sole e approdati, dopo un lungo viaggio in mare, sull’isola di Malta; bastava superare il canale di Sicilia, lungo poco meno di due miglia marine, per ritrovarsi in breve tempo, sulla terra ferma, al sicuro. Escludiamo a priori una probabile colonizzazione armata da parte di un’antica cultura, per due motivi in particolare: il primo riguarda la totale assenza di prove che dimostrano l’esistenza di un popolo così ben organizzato da progettare una conquista territoriale su vasta scala; tra l’altro lo sviluppo industriale delle popolazioni siciliane nel 5mila a.C. era avvenuto similmente a quello delle altre aree del bacino del Mediterraneo. Di conseguenza qualsiasi forma di commercio attuato dalle popolazioni siciliane non era così appetibile da indurre un re o una tribù d’oltremare a progettare la conquista dell’isola, anche perché non esistevano civiltà così progredite da poter organizzare una conquista territoriale di siffatta natura. Dobbiamo attendere circa un millennio, per arrivare alle ultime scoperte archeologiche che comprovarono l’esistenza, sulla faccia della Terra, di una civiltà umana strutturata secondo determinati codici legislativi.

Perché scelsero di fermarsi sull’isola di Malta?

  1. Due le possibili risposte: la prima ipotizza un’erronea interpretazione di alcuni episodi o eventi naturali accaduti durante la prima fase del viaggio, che gli antichi sacerdoti/maghi interpretarono come presagi nefasti e pericolosi per la continuazione della navigazione. 
  2. La seconda invece, molto più credibile, sarebbe quella che una volta giunti sull’isola di Malta, i capi tribù, al comando della flotta delle imbarcazioni, si fermarono, sapendo dei forti contrasti ivi esistenti tra le tribù mediorientali.

Qualsiasi svolta gli avvenimenti abbiano preso, sta di fatto che i siciliani si sono fermati per molto tempo sull’isola di Malta. Tale teoria è stata avanzata da un’equipe internazionale ed è emersa a seguito dello studio, ancora in corso, dei siti preistorici presenti nell’isola maltese. Ipotesi, tra l’altro, supportata dalle molte reminiscenze linguistiche maltesi, che gli studiosi hanno trovato negli idiomi di parecchie parole dialettali siciliane.

Il gruppo di esperti, che sta studiando le strutture megalitiche della piccola isola britannica, ha avanzato anche un’altra teoria. Essa si basa su uno studio sulle conformazioni architettoniche dei megaliti presenti nell’isola, i cui risultati hanno evidenziato delle similitudini con i metodi costruttivi delle popolazioni siciliane del Neolitico. Le opere megalitiche maltesi sono state realizzate non solo con il frutto del lavoro compiuto dagli esuli siciliani, ma anche dal contributo espresso dai famosi giganti, fuggiti anche loro dall’isola siciliana. Dopo quest’ultimo clamoroso episodio storico tutto lascia intendere che l’isola siciliana sia precipitata in un silenzio millenario. Le tracce parrebbero smentire tale ipotesi, giacché ricercatori e archeologi, saltuariamente, riportano alla luce resti d’insediamenti umani che contrastano con lo spopolamento dell’isola siciliana.

Di conseguenza sulla base di tale ragionamento, a queste e ad altre domande l’equipe, guidata da Angelo Virgillito, vuole dare delle risposte, ponendosi sulle tracce lasciate da queste antiche famiglie siciliane e tentare, attraverso una comparazione degli usi, dei costumi e delle usanze, di tutte quelle popolazioni rivierasche che si affacciano nella parte Nord-occidentale del Mediterraneo, di trovare delle connessioni storiche, scientifiche e architettoniche con le popolazioni siciliane del V millennio a.C.

Cercando, altresì, di tracciare una cronologia temporale e eventuali connessioni con i gruppi migratori presenti a l’epoca nell’area del bacino Nord-orientale del Mediterraneo e le influenze culturali subite da questo gruppo di esuli, la cui ipotesi iniziale lo traspone da comunità stanziale a comunità nomade. Gli storici dell’antichità ci dicono che le prime colonizzazioni in Sicilia avvennero durante il II millennio a.C., le cui usanze, costumi e credi religiosi, lascerebbero pensare, secondo studi recenti, a una provenienza territoriale univoca e non diversificata, come hanno ipotizzato molti studiosi siciliani.

Difatti, un’analisi sugli aspetti concatenanti effettuata sul bagaglio culturale e religioso dei primi colonizzatori della Sicilia, comparato con quelli delle prime civiltà apparse sul pianeta, ha evidenziato delle similitudini che lascerebbero ipotizzare che Siculi, Sicani ed Elimi appartenessero ad un unico ceppo etnico e religioso e proveniente dai territori mesopotamici. 

Se questa analisi fosse corretta allora dobbiamo porci un’altra domanda: l’improvvisa migrazione delle comunità siciliane del V millennio a.C. fu dovuta e motivata dal desiderio della progenie che ne seguì, di far ritorno nelle terre mesopotamiche dei loro padri? 
E chi fu a guidarli?

Sono queste dunque, in sintesi, alcune delle domande a cui questo progetto tende a fornire delle plausibili risposte, cercando tutti quegli indizi e piccole tracce storico-culturali lasciateci in eredità e disperse tra le popolazioni preistoriche del bacino del versante Nord-orientale del Mediterraneo, alle quali cercheremo di dare delle risposte di carattere religioso, sociologico, industriale e culturale sulle comunità che vissero nel periodo compreso tra il V e il II millennio a.C.
Per la complessità della ricerca e per il numero di persone coinvolte, il progetto  denominato “AURORA PROJECT ! ” è stato suddiviso in tre fasi principali:


 La prima fase prevede la realizzazione di un video pilota, per la realizzazione del quale sono stati programmati dei sopralluoghi con riprese terrestri e aeree dei vari siti megalitici siciliani e maltesi, con relative interviste a studiosi del luogo. Il video sarà presentato in occasione della pubblicizzazione del progetto tramite una conferenza stampa, alla quale parteciperanno oltre i media la maggior parte degli studiosi, eventuali titolari o rappresentanti degli Enti, società e aziende che patrocineranno il progetto.



La seconda fase prevede una spedizione programmata e ben organizzata, attraverso 6 Stati comunitari ed extra-comunitari: Malta, Grecia, Albania, Montenegro, Serbia e Croazia e Slovenia, nel corso della quale, con l’aiuto di alcuni studiosi locali, si cercheranno le tracce culturali e antropologiche di un eventuale passaggio di famiglie o gruppi d’origine siciliana, analizzando gli usi, i costumi, le usanze e, in particolare, gli aspetti religiosi di tutte queste popolazioni rivierasche. Contestualmente è stata aperta già una pagina social : https://www.facebook.com/groups/238566466526921/ apposita dove tutti coloro che hanno versato il proprio contributo volontario a sostegno delle spese per la spedizione, saranno aggiornati quotidianamente sugli sviluppi dell’indagine, con relazioni giornaliere e foto.

La terza fase prevede il montaggio di tutto il materiale video, presso uno studio professionale e coordinato da esperti registi, per la realizzazione di un video-documentario finale. La stesura del libro è affidata a Angelo Virgillito, supportato da varie collaborazioni di studiosi e ricercatori di storia patria locali. Il libro, così pure il video-documentario, racconterà passo dopo passo l’indagine e i risultati emersi. Una volta completati saranno promozionati  e divulgati  a mezzo stampa e tv, o là dove sarà indicato dagli stessi Enti e sponsor che hanno partecipato al progetto.

L’Associazione guidata dallo scrittore Angelo Virgillito, si avvarrà di uno staff composto da figure professionali quali: un Project Manager; un assistente alla produzione; un responsabile delle riprese esterne e interne; un cineoperatore, un responsabile della fotografia, un fotografo, un coordinatore internazionale di collegamento, un interprete, un direttore di produzione, un responsabile di ricerca; un responsabile di regia e di altre figure minori ma non meno importanti, per la buona riuscita del progetto.

Al progetto, inoltre collaboreranno studiosi locali e stranieri, professori universitari, ricercatori, giornalisti, scrittori, con interviste e relazioni in formato cartaceo. Il progetto sarà curato e super-visionato, in tutte le sue parti, dallo scrittore Angelo Virgillito, unico responsabile e ideatore del progetto;

1. Inoltre al progetto potranno prestare la loro opera volontariamente, fornendo informazioni, dati, indizi e tracce inerenti al tema in questione;
2. Eventuali contributi economici elargiti da aziende commerciali, artigianali, industriali o pervenuti da privati saranno utilizzati a sostegno delle spese preventivate e per la promozione e divulgazione dei risultati ottenuti.

Coloro che vorranno mettersi in contatto con il responsabile del progetto possono inviare una MAIL al seguente indirizzo :

iventietnei@gmail.com



ATTENZIONE il progetto è sotto tutela il cui COPYRIGHT è riservato esclusivamente all'ASSOCIAZIONE CULTURALE NO PROFIT " LA ROSA DEI VENTI ETNEI", ogni tentativo di imitazione o violazione dei diritti d'autore sarà perseguito secondo le normative vigenti previste dalle normative italiane.







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