domenica 22 marzo 2020

La fiamma della Speranza

Il tempo della resa dei conti alla fine è giunto, ma forse c'è ancora una debole e remota speranza per coloro i quali ciechi e sordi ai numerosi appelli, che da più parti sono stati diffusi negli anni passati, continuano imperterriti ad alimentare quel famelico arconte figlio della distruzione, dell'annientamento della razza umana.
Dopo le dichiarazioni del go.verme fantoccio italico, ciò che resta al popolo italiano è una tremolante fiammella della speranza, ma non durerà a lungo. Alla fine si spegnerà, e nel buio delle nostre incertezze vedremo ardere il fuoco dell'inferno che consumerà quel po' di dignità che ancora ci resta. Il nostro Paese sarà depredato e l'Italia del tricolore, di Mameli, di quei patrioti che hanno dato la vita per questa terra, e per tutti coloro che sono stati immolati per giustizia, non esisterà più.



Siamo stati confinati nelle nostre case, come delinquenti, hanno messo in campo l'esercito, hanno inculcato una paura tale da renderci incapaci di intendere e volere, hanno letteralmente fermato l'economia, adducendo false promesse, ma come lo sanno loro lo sappiamo anche noi il nostro Bel Paese, il Paese delle arti, dei monumenti storici, delle spiagge dorate, non si potrà più risollevare, non ci resta che un'unica opportunità: riflettere e se sarà necessario agire.




Il malefico arconte ha svelato il suo piano, ora spetta a noi, figli di quell'energia cosmica a impedire che il suo diabolico piano non si compia.
Ma mi rendo conto che queste mie parole saranno fraintese, mal interpretate, ma datemi un'occasione, cercate nel vostro animo la verità, cercate in voi i veri voi stessi e com'eravamo un tempo. Solo il risveglio del nostro Sè potrà indicarci la strada che possa garantire un futuro certo per i nostri figli.



domenica 9 febbraio 2020

Il significato nascosto dell'idioma #Batarnù


Quando la ricerca ti porta a indagare in campi specifici, come quello della #glottologia, dove prevale egocentrismo di tutti quegli studiosi che brancolando nel mondo della #filologia esprimono la loro personale traduzione del significato di questo o quell'etimo antico, e non sempre le loro traduzioni sono affidabili, di conseguenza trovare la giusta interpretazione e come voler andare sulla luna ... a piedi.
Ma ironia a parte, a volte capita che le energie universali riescono a creare quella #sincronici che ci permette di intuire e diradare quella nebbia, che ci impedisce di procedere nella giusta direzione, sul significato di quel particolare termine. Ed è ciò che è successo quando stavo cercando l'etimologia dell'antico nome con cui era conosciuto il borgo di Batarnù (oggi #Paternò, in provincia di Catania, Sicilia), nome tra l'altro di derivazione araba e risalente al VII secolo, e appartenente alle lingue semitiche.
Sull’’etimologia del nome Batarnù, infatti, siamo riusciti a risalire alla versione accadica la cui sincope araba “bayt”, è interconnessa a Bat Anu Bat che significa appunto casa, essendo l'accadico e l'arabo delle lingue semitiche, le analogie semantiche sono molto somiglianti. Da un punto di vista simbolico, l’idioma Batarnù, le cui sillabe, come stiamo sostenendo, sono riconducibili alla radice sumerica, di conseguenza chiarisce, da un punto di vista cosmogonico, l’importanza del sito quale “via” da seguire per una rinascita spirituale. Infatti, suddividendo l’idioma Batarnù in sillabe, troviamo che: 



Di conseguenza la sua interpretazione ha o potrebbe avere il seguente significato: La via dell’incarnazione dello spirito verso la luce (Sole). Ma andiamo avanti. Si potrebbe applicare lo stesso metodo al moderno nome della cittadina paternese e vediamo come: 



Quindi, se per PA s’intende Padre, per TER s’intende la Terra e ON equivale a Dio il suo significato può essere letto come: “Questo è il luogo che riflette la luce di Dio”.
Ciò non di meno alcuni studiosi locali potrebbero obbiettare che in epoca pre-ellenica il nome del borgo aveva tutt’altra natura etimologica che si rifà all’assioma HIBLA, supponendo che l’antico borgo avesse delle desinenze femminili profondamente legate alla dea Madre o a Madre Terra, ma anche in questo caso il simbolismo legato all’interpretazione del nome fa un chiaro riferimento al Creatore dei Mondi, come si evince dalla grafica sottostante 


giovedì 6 febbraio 2020

KA TAN LA TERRA DEGLI ANTICHI DEI/ANUNNAKI: I ponti della #conoscenza #umana

KA TAN LA TERRA DEGLI ANTICHI DEI/ANUNNAKI: I ponti della #conoscenza #umana: "Uno dei tratti tipici di ogni epoca è il modo in cui si cerca di integrare le esperienze e le conoscenze dell'umanità. Questo vu...

I ponti della #conoscenza #umana


"Uno dei tratti tipici di ogni epoca è il modo in cui si cerca di integrare le esperienze e le conoscenze dell'umanità. Questo vuol dire presupporre un'azione di sinergie che operano oltre i normali limiti della cognizione umana riconosciuta. Tale azione si rispecchia nella storia di ciò che Toynbee e altri hanno definito 'civiltà' ... Ogni civiltà possiede un nucleo di creatività orientato su una serie di valori. Questo significa che i valori rappresentano ponti tra il noto e l'ignoto."



Questa è una delle tante annotazioni espresse da Anthony Blake, un filosofo e storico inglese, nel descrivere la complessa cultura e cosmogonia delle primitive popolazioni andine. Ma c'è da chiedersi qual è il fine, lo scopo che induce centinaia se non migliaia di studiosi, ricercatori e semplici appassionati, a indagare nelle vetuste pagine del passato storico dell'umanità, tralasciando gran parte di quelle tradizioni culturali e religiose, i cui riferimenti spesso sono intercalati nei concetti cosmologici di ogni singola e antica civiltà? 
Tuttavia se ben analizziamo alcuni di questi studi, ci si rende subito conto che essi raccontano la loro particolare visione antropologica. La totale assenza interpretativa del panorama cosmologico formulato dai dettami societari e religiosi, i cui culti riguardante ogni civiltà ci induce a pensare che la conoscenza umana fu un dono di queste creature provenienti da altri mondi. Ogni civiltà racconta a suo modo la presenza di creature divine in carne e ossa, che a bordo dei loro vascelli divini giunsero dal cielo sulla terra, per insegnare all'uomo primitivo i primi rudimenti della conoscenza. 
Ma allora a che serve, ma soprattutto a chi serve tutta la fatica che i moderni ricercatori e studiosi che operano al di la di quel confine imposto dall'ortodossia classica, se poi il novantanove per cento della popolazione mondiale si burla di loro?

Queste persone si dannano l'anima per riportare alla luce, con assoluta obbiettività, parte di quelle verità che la storia stessa ha celato, danneggiando se stessa e precludendo e alterando il racconto sulla genesi umana. 




Forse tutti questi ricercatori, studiosi e semplici appassionati, sparsi per il mondo, che indagano su questi particolari fenomeni inspiegabili o che spulciando nelle pieghe della storia, stanno tentando di riparare quei "ponti" che un tempo univa l'evoluzione sociale di ogni civiltà con queste creature che appaiono nei cieli della terra sin dagli albori della presenza umana, lo fanno per appagare il loro ego, o per conquistarsi il loro personale posto nella storia? 
Io non credo. Dal mio personale punto di vista, credo e ne sono pienamente convinto, che il nostro lavoro, le nostre ricerche, oltre ad essere un desiderio innato per la conoscenza, sono o possono essere la via, grazie alla quale ci permetterà di spostare il nostro punto d'unione, consentendo alla nostra mente di focalizzare e comprendere gran parte del passato storico dell’umanità, da una diversa prospettiva. Prospettiva che ci permette di unire quei "ponti", che un tempo furono distrutti e cancellati da coloro i quali detenevano il potere religioso e legislativo, nel corso della storia postdiluviana della civiltà umana, creando di fatto quella sinergia e interconnessione che avviluppa l'intero scibile umano. Ma le difficoltà sono insormontabili, perché anche in questo caso c'è tra i moderni pensatori, ricercatori e studiosi una sorta di autolesionismo, dove l'uno vorrebbe prevalere sull'altro, così si finisce, senza rendercene conto, a fare il gioco di chi vuole l'annientamento del 90% della popolazione mondiale.  
"... i valori rappresentano ponti tra il noto e l'ignoto." afferma Blake, e volendo dare credito alla sua affermazione in che modo e misura, la civiltà umana potrà evolversi se nel corso di questi ultimi dodicimila anni ha distrutto ogni "ponte", ogni traccia, ogni valore intrinseco dello sviluppo antropologico umano? 
E' anche vero che lo sviluppo societario e industriale sta spingendo l'umanità a una nuova forma di consapevolezza, facendola uscire da quella forma di fossilizzazione che lei stessa aveva creato. A piccoli passi l'uomo si sta rendendo conto che se vuole evolversi deve uscire da quegli schemi e paradigmi che le religioni con i loro dogmi e la scienza con i loro stretti corridoi al di fuori dei quali ogni cosa viene elusa e miticizzata. Tuttavia millenni di sottomissioni e schiavitù sociale, non possono essere cancellate nell'arco di una generazione, ma il tempo stringe, perché l'umanità si è avvicinata troppo sull'orlo del baratro. Ogni attimo è diventato prezioso, ogni istante è fondamentale perché ormai siamo agli ultimi atti finali di questa lunga e triste commedia, dove ogni protagonista, ogni essere umano. alla fine dovrà dare conto del suo comportamento. I più "eccelsi", cioè coloro i quali hanno messo in atto la distruzione dell'umanità, sono convinti che una volta morti, nulla li potrà nuocere, o che vivranno in eterno. Nulla di più sbagliato, perché saranno costretti a rivivere le loro vite future in questa dimensione finché non avranno imparato la lezione. Ma sono uomini malvagi la cui sete di potere, prevarica lo stesso pensiero umano. Per loro non ci sarà evoluzione.    
  


  Ma anche se saranno in pochi, perché spinti dal desiderio di conoscere quell'altra verità, che sta emergendo nelle coscienze umane, l’uomo o alcuni di essi, ha iniziato a comprendere che oltre l'aspetto materialistico c'è ben altro nel panorama evolutivo umano. Hanno iniziato a riflettere, analizzando le diverse congetture, mentre chi come me non si stancherà mai di divulgare delle plausibili verità, e le sue affinità con il proprio IO interiore dal quale scaturisce il concetto universale della trascendenza dello spirito, di quell'energia indefinibile insita in ogni essere vivente. Noi continueremo a parlarne, perché ogni pensiero nasce oltre le parole, oltre la stessa ragione, esso è la manifestazione esteriore di ciò che siamo diventati e qual è la meta che ci siamo prefissati.

Copyright 2020 Angelo Virgillito

sabato 25 gennaio 2020

#Dèi o #alieni?


#Dèi o #alieni?
 A volte è conveniente accettare certe verità emerse dagli studi condotti su particolari teorie alternative, a rigor di logica, dovrebbero far protendere l’ago della bilancia in favore di queste nuove congetture, eppure c’è ancora una parte di studiosi, accademici e ricercatori, che nonostante le evidenze, si ostinano a mantenere le proprie posizioni. Eppure se il nostro ragionamento è nel giusto, l’unica ipotesi plausibile, in merito all’improvvisa evoluzione dell’Erectus in Sapiens (vedi “Il seme della vita #genesi #divina o #aliena?”, edito dalla Xpublishing,  Roma, il libro lo trovate nei migliori siti online e nelle librerie dedicate ), è quella secondo la quale gli ominidi che vagabondavano tra le terre emerse del pianeta, il  cui linguaggio era più un grugnito scimmiesco che un lessico parlato, quando videro che dal cielo scesero delle strane creature, a bordo di vascelli volanti, l’unico pensiero che i nostri progenitori furono in grado di elaborare, dopo i primi momenti di smarrimento e paura, è stato intercalato nella sfera del sovrannaturale.


Gli insegnamenti che ne derivarono furono altresì, interpretati come doni divini. L’uomo però, era ancora a uno stadio troppo primitivo perché possa comprendere la natura e gli effetti che tali incontri avrebbero prodotto nel corso della sua evoluzione, di conseguenza, una tale situazione, probabilmente, spinse questi viaggiatori dello spazio ad alterare il delicato equilibrio evolutivo della Terra, intervenendo sulla genetica di queste scimmie evolute. Perché?
Perché servivano degli schiavi, o perché volevano testare un loro progetto di genetica? Oppure volevano semplicemente creare una nuova razza?
L’unico dato certo è quello secondo il quale tra i tanti insegnamenti, all’uomo, fu istruito come odiare e uccidere il proprio simile con un unico obiettivo: la bramosia delle ricchezze e del potere dell’uomo sull’uomo. Non è né accettabile tanto meno logica l’idea che un Dio, nella sua accezione divina, ami un figlio e odia l’altro, eppure nell’uomo è stato innestato il seme della discordia, dell’odio e dell’intolleranza, le cui posizioni, sin dagli inizi della storia conosciuta post-diluviana, sono sfociate in guerre e genocidi di massa, solo per emulare un dio che non è, certo, quel Dio creatore, l’Architetto universale da cui tutto è scaturito.
L’uomo però, non è abituato a pensare o a sentirsi parte integrante dell’universo, perché sin dalle sue origini gli è stato insegnato ad amare un “dio” terreno. Una delle domande più frequenti che mi vengono fatte durante le mie conferenze è: ma Lei crede in Dio?
A volte, per appagare l'ego del mio interlocutore gli rispondo di sì, ma se dovessi pormi io stesso tale domanda dinanzi ad uno specchio, il discorso si complica maledettamente, perché ciò che mi è stato insegnato si sta dimostrando d’essere un metodo condizionatore che nulla a che vedere con l'essenza spirituale insita in ognuno di noi. Il discorso è molto controverso e dibattuto in tutte le sedi siano esse accademiche, esegetiche e teologiche.
Le analisi e i concetti d’interpretazione lasciano sgomenti persino i ricercatori più lungimiranti, mentre i nuovi modelli d'indagine stanno scardinando, quanto è stato volutamente nascosto. Le nostre deboli e fallaci menti si disorientano in tale panorama, diventando facili prede di quelle nozioni che, anziché aiutarci a diradare la nebbia che offusca la nostra giusta visione spirituale, ne accentua l'oblio. Se su tale premessa s’indirizza una lettura distaccata e la più possibile obiettiva, ci si rende conto che il vasto panorama religioso del pianeta, per quanto lontane nello spazio e nel tempo, concettualmente è una formula ripetitiva di ciò che è già accaduto.
Nei paesi orientali, ad esempio, è stato dimostrato che le storie di dèi incarnati sono identiche a quella più tardiva su Gesù Cristo, non solo, ma i fatti e i retroscena, sono presenti nella totalità delle principali religioni pagane dell'antichità; alcune di queste storie narrano di incarnazioni divine che nel leggerle si ha la sensazione di rileggere la storia del Salvatore cristiano, persino i dettagli, in alcuni casi, sono sfacciatamente identici, come nel caso, giusto per fare un esempio, della leggenda dell'Immacolata Concezione che concepisce un figlio divino, la cui narrazione la troviamo già descritta nei racconti delle prime civiltà apparse sul pianeta.
Riflettendo su queste logiche mi ritrovo con più di venti pretendenti che aspirano o che affermerebbero essere stati investiti della grazia di Dio, quindi di essere divini. Secondo la storiografia religiosa o le leggende sacre queste figure, che siano messia, salvatori o figli di Dio, sarebbero scese dal cielo avendo sembianze umane, o si sarebbero incarnate in un corpo, mostrando in egual tempo prove incontestabili della loro origine divina compiendo miracoli, prodigi, dimostrando, di conseguenza, di possedere virtù eccezionali.
A questo punto ci domandiamo a quale Gesù dobbiamo credere: l'Indostano Krishna, l'Indiano Buddha, il Salivahana delle isole Bermuda, gli egizi Zulis, o Zulhe, o anche Osiride e Horus, lo scandinavo Odino, il caldeo Crite, il persiano Zoroastro, i fenici Baal e Taut, il tibetano Indra, l'afgano Bali, il nepalese Jao, il Bilingonese Wittoba, il siriano Thammuz, il frigio Arys, il tracio Xamolxis, Zoar dei Bonzi, l'assiro Adad, i siamesi Deva Tat e Sammonocadam, il tebano Alcide, Mikado dei Sintoos, il giapponese Beddru, Hesus o Eros e Bremrillah dei Druidi, il gallico Thor, figlio di Odino, il greco Cadmo, Hil e Feta dei Mandaiti, i messicani Quetzalcóatl e Gentaut, il re universale delle Sibille, Ischy dell'isola di Formosa, il maestro divino di Platone, il santo di Xaca, i cinesi Fohi e Tien, Adone, figlio della vergine greca Lo, i romani Issione e Quirino, Prometeo del Caucaso e non certo per ultimo l'arabo Maometto, poiché ogni cultura ne aveva uno che aspirava o aveva posto le basi per la salvezza del mondo, per poi ascendere al cielo?



Pertanto, pur accettando le versioni fornite dagli storici, nel nostro caso, i dubbi e le incongruenze filologiche sugli idiomi siciliani sono palesemente evidenti, come vedremo più avanti. E non sono gli unici indizi. Un’altra traccia chiara ed evidente la troviamo nel vessillo della città di Paternò, nella provincia di Catania, la cui leggenda vuole che il Gran Conte Ruggero,1 dopo l’apparizione e il salvataggio di un infante sotto le mura del castello normanno compiuto da due mitici serpenti alati, ordinò, all’araldo di corte, di ridisegnare il vessillo della città, facendo apporre due serpenti alati aggrappati ai lati del torrione.
Un tale simbolismo, nella nuova visione della realtà della genesi umana, è un chiaro riferimento ad antiche divinità sumere, nel nostro caso a uno dei figli del dio E.A./En.Ki,3 Ningishizidda, il quale molto spesso è raffigurato con il caduceo, un bastone intorno al quale si intrecciano due serpenti, che a sua volta è la rappresentazione stilizzata del Dna umano. 
E poi, ancora, il nome che le popolazioni isolane diedero ai monti a nord-ovest dell’Etna, cioè i monti Nebrodi, anche in questo caso la traslitterazione del nome è riconducibile alla radice sumerica legata al titolo-epiteto del dio Nabu “Il portavoce”, ”Colui che parla”, figlio che Marduk ebbe dalla moglie terrestre Sarpanit. Per i Sumeri egli era En.sag/En.shag, cioè “Signore Supremo”, in seguito venne modificato in Nabu, per il ruolo che svolse per suo padre, nel tentativo di fare proseliti tra gli umani. In un testo sumero si afferma che Enki, nonno di Ensag, raggiunse un accordo con Ninharsag (custode della quarta regione, neutrale, il Sinai), per nominare En.shag “Signore di Tilmun” ("terra dei missili”), la regione del Sinai in cui era ubicato il Porto spaziale (“Le Cronache Terrestri rivelate”, Z. Sitchin, ed. Piemme, 2012, Mi, pag. 93). 
Per quanto riguarda l’etimo del nome “Nebrodi” i numerosi dizionari etimologici non forniscono nessuna definizione, l’unico termine che si accosti a tale idioma è nebride [nè-bri-de] s.f. (pl. -di). Tuttavia su antiche raffigurazioni, di natura mitologica, tale idioma è riferito a un particolare accessorio realizzato con pelle di cerbiatto, capra, daino o pantera, che alcune divinità del pantheon ellenico tra cui Bacco e il suo seguito, portavano a tracolla o cinto alla vita. A questo punto facendo le dovute connessioni, affiancate dal contesto esoterico e quello filologico, si può plausibilmente ipotizzare la presenza di antiche divinità sumere nei territori del versante meridionale del vulcano etneo ed è altresì probabile che a governare tali insediamenti fu posto un dio che, a seguito della distruttiva guerra, avvenuta durante il II millennio AC, nei territori mediorientali, tra le fazioni Enlelite ed Enkite, che si concluse con la disfatta degli Enkiti, fu nominato un nuovo comandante divino nell’isola siciliano, che in seguito fu conosciuto con il nome di Adranòs.

una riproduzione assira del dio Nabu (Anunnaki)


Non tutto però è andato perduto nella storia antica dei culti religiosi siciliani, che nonostante le severe imposizioni legislative, oggi, la storia delle comunità pre-elleniche e degli antichi culti, può essere letta nelle narrazioni mitologiche, di conseguenza la storia del dio Adranòs, una potente divinità del fuoco e dell’acqua, di cui ne abbiamo parlato abbondantemente nel “Il tempio perduto degli Anunnaki” (il libro lo trovate nei migliori siti online e nelle librerie dedicate), del 2013, s’impose sulle comunità del versante meridionale dell’Etna, durante il II millennio AC, divenendo la massima espressione religiosa tra le comunità dell’isola siciliana.




Tale ipotesi è avvalorata dallo stesso idioma, infatti, il nome Adranòs è riconducibile alla radice sumerica che lo associa ad Adar o Adaz, che secondo le cronache semitiche, era il dio della guerra, legato alla stirpe Enlelita. Ed è grazie a queste antiche testimonianze che oggi,  mi hanno permesso di effettuare uno studio comparato e parallelo in contrapposizione a quello imposto dai canoni ufficiali, servendomi di metodologie innovative, che trasbordano i normali processi d’indagine imposti dall’osservanza scientifica, il cui scenario storico s’incastra fedelmente nella storia evolutiva delle civiltà che hanno segnato l’evoluzione umana su questo pianeta. Ma dobbiamo attendere la mia prossima pubblicazione, per conoscere tutti i dettagli di questo studio.

Angelo Virgillito



Copyrighit Gennaio 2020

lunedì 29 luglio 2019

Alieni? Chi o cosa sono?





Sicuramente è un argomento spinoso. Sono decenni che tale fenomeno ha coinvolto tutte le civiltà del pianeta terra; avvistamenti, rapimenti, incontri di ogni tipo, su di loro è stato detto di tutto e il contrario di tutto. Le librerie sono piene di trattati che espongono una miriade di teorie che abbracciano l'intero panorama ufologico. Districarsi in questo labirinto letterario è come voler cercare un ago in un pagliaio. Molto spesso alcuni autori spinti dall'entusiasmo eccedono, tanto che finisco nel calderone del ridicolo. Ormai gli avvistamenti non si contano più, tanto meno i rapimenti fanno notizia. Eppure in questo mondo sommerso in cui siamo stati lasciati alla mercé di queste creature provenienti da altri mondi, siamo diventati vittime inconsapevoli di un disegno di conquista e distruzione senza precedenti nell'universo. Le descrizioni di queste creature non terrestri, alimentano la fantasia più sfrenata, ma forse anche in questo caso è una delle tante strategie destabilizzatrici, suggerite a quella ristretta classe di dementi, che alcuni commentatori li definiscono "illuminati", per me sono soltanto degli accecati che hanno svenduto la razza umana, per favorire la loro personale ascesa a un potere più grande. Poveri Illusi credono di detenere le sorti dell'umanità, ma sono dei semplici burattini nel disegno di costoro.
Credere, non credere, accettarli come argomento di conversazione, dal canto mio esistono e sono presenti sul pianeta già prima della comparsa dell'homo sapiens. Vennero inizialmente per indagare e condurre degli esperimenti, soltanto in seguito altre razze si imbatterono sul nostro pianeta, compresero che potevano estrarre minerali e fonti energetiche in quantità enormi e, per farlo, dovettero creare una creatura che svolgesse i compiti più pesanti. Dopo averla creata si resero conto di aver innestato un processo evolutivo che se fosse stato lasciato progredire senza freni inibitori, le creature che loro stessi avevano creato, sarebbero diventati una potente razza dominatrice. Hanno tentato più volte di cancellare la razza umana dalla faccia della terra, ma ogni volta essa è risorta sempre più forte.
Oggi siamo a una svolta decisiva, l'uomo ha raggiunto alcuni limiti per i quali gli è stato richiesto di fare delle scelte. Se l'uomo non fosse stato soggiogato da menti perverse e guidati da questi "creatori ", saprebbe quale strada scegliere, ma non è così.
I continui errori commessi durante i primi esperimenti, la creazione di una razza, se pur intelligente, violenta ed egoista, hanno richiamato altre razze aliene. Difficile è da dire quante sono e quali sono presenti sul nostro pianeta, ma di una cosa sono certo, almeno quattro di esse sono quelle dominanti, più una quinta che opera in modo subdolo, nel vano tentativo di riuscire a mettere tutte le altre razze le une contro le altre. I governati del Pianeta, nonostante la loro stretta collaborazione scaturita da un patto sancito dai loro predecessori, si stanno rendendo conto che non potranno mai contrastare ciò che queste razze hanno in mente: la decimazione, se non l'estinzione della razza umana dal pianeta terra. C'è un'ultima razza la più potente che sia stata creata, ma il loro comandante supremo ha dato un ordine preciso: "Nessuno intervento in favore dei terrestri! Se l'esistenza umana dovrà continuare a vivere e prendere posto nell'organigramma universale, dovrà fare delle scelte."
Al momento tutte queste razze aliene sono in netto disaccordo tra di loro, ma nel momento in cui sanciranno la spartizione del pianeta, la terra si trasformerà in un vero inferno. Quando accadrà? Difficile a dirsi, tutto dipende da noi. Alcuni governanti sono guidati da creature aliene, tra le più subdole che ci sono nel panorama alieno, altri troppo deboli per intraprendere e prendere decisioni, mentre il resto dell'umanità è nettamente divisa tra credi religiosi, scientifici e filosofici che alimentano il caos nelle loro menti. Molti umani hanno compreso tutto ciò, e incitano gli altri a un risveglio, ma a quanto pare la maggioranza dell'umanità non vuol sentire.


Copyright Luglio 2019 - Angelo Virgillito

Ho incontrato il demonio

 PROSSIMO ALLE STAMPE In quest'ultimo libro preparatevi a varcare la soglia di un racconto, dove ogni pagina annuncia una lotta eterna, ...